Ci sono tre tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che si spingono dentro il mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi.
Il resto, è solo un salto.
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mercoledì 18 gennaio 2012
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mercoledì 11 gennaio 2012
Strade, orbite, rotonde, cartoni della pizza che diventano casse per l'iPod e molto, molto, altro.
A volte, è nel buio che trovi la luce.
A volte, si ha bisogno di una strada, che affianchi il Lago con i suoi riflessi e le sue onde.
A volte, ci si mette in macchina e si guida, con un cd che ci si dimentica -o non si vuole- cambiare, non da sola.
[Non da sola.
A volte, le definizioni in negativo si rivelano estremamente utili.]
A volte, si sfiora un confine senza nemmeno accorgersene, pensando che sia stato il modo migliore con cui si sia mai svuotato il serbatoio della benzina.
A volte, si cambia programma e si apre una finestra, sul mare, sul futuro, su un tetto.
A volte, si trova una rotonda. Altre, nemmeno un posto dove invertire il senso di marcia.
A volte, si improvvisa.
A volte si torna a casa storditi, frastornati.
Dove siamo andate, dove sono stata, dove l'ho portata.
Gira un po' la testa.
Sono... visibile.
E senza parole, ancora.
Spero che il momento di dire "grazie" non arrivi mai.
A volte, si ha bisogno di una strada, che affianchi il Lago con i suoi riflessi e le sue onde.
A volte, ci si mette in macchina e si guida, con un cd che ci si dimentica -o non si vuole- cambiare, non da sola.
[Non da sola.
A volte, le definizioni in negativo si rivelano estremamente utili.]
A volte, si sfiora un confine senza nemmeno accorgersene, pensando che sia stato il modo migliore con cui si sia mai svuotato il serbatoio della benzina.
A volte, si cambia programma e si apre una finestra, sul mare, sul futuro, su un tetto.
A volte, si trova una rotonda. Altre, nemmeno un posto dove invertire il senso di marcia.
A volte, si improvvisa.
A volte si torna a casa storditi, frastornati.
Dove siamo andate, dove sono stata, dove l'ho portata.
Gira un po' la testa.
Sono... visibile.
E senza parole, ancora.
Spero che il momento di dire "grazie" non arrivi mai.
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lunedì 9 gennaio 2012
"Persone, prima di tutto persone."
Guardo la Luna.
Ancora in auto, nel parcheggio. Incapace di tornare a casa.
Mi chiedo cosa mai abbiamo fatto, noi umani, per meritarci un simile spettacolo.
Mi chiedo cosa mai abbia fatto, io, per meritarmi certe persone.
Gli aeroporti, la notte, fanno ancora più effetto.
E che impressione accompagnarti, guardarti, ogni volta, partire.
Ti abbraccio e le mie dita premono nel tessuto del tuo cappotto, come a cercare un appiglio, chissà se per sostenere me, o se per non lasciare andare te.
Dirti "ciao" stona sempre.
Ti saluto senza parole e con gli occhi lucidi, consapevole che fra qualche mese saremo ancora qui, tu ed io, un po' più grandi, con un poco più di vita nel cuore.
Io rimango qui, eppure mi sembra di essere appena partita, come te.
Rimango nella mia auto, con i miei cd, a scrivere su un quaderno, con una bic pescata dal fondo della mia borsa.
E una Luna straordinaria da guardare.
Non posso che commuovermi.
Come possono certe giornate rispondere a domande banali come "Cos'hai fatto oggi?", come posso dirti cosa ho fatto, anziché andare in Università, come ti ho detto? Come posso spiegarti cosa mi è rimasto, dentro, da questa giornata?
Fra le nuvole rosa dell'alba, e quelle del tramonto, come posso spiegare dove sono stata?
Ho preso un treno, perché non avevo altro da fare. Perché non sapevo cos'altro fare.
Ed è stato strano, perché di solito quando prendo treni del genere, improvvisati e un po' disperati, sono sempre sola, con un libro e molte canzoni, ma nessun altro.
E' bello trovare un treno nuovo, ogni tanto.
Ho visitato un orto botanico nel mezzo di una Città, e un Universo fra le parole e gli sguardi di una persona.
Mi sono ritrovata su una scogliera, una bianca scogliera di Dover che si stagliava alta e ripida sui marosi che si frantumavano ai suoi piedi.
Ho guardato giù. E ho sentito la stretta allo stomaco della vertigine, quando ti sporgi troppo e sai che perderai l'equilibrio.
Ho quasi sentito l'impatto con l'acqua, gelida e implacabile. Mi sono vista annaspare cercando di raggiungere la superficie, alla ricerca dell'ossigeno.
E invece no, non sono caduta.
La "possibilità di sì" vale meno di un "no".
Non è semplice da accettare, ma è dai punti fermi che si riparte.
Sono poi tornata, e c'era uno strano inverno troppo mite.
Lago, barche ormeggiate e gabbiani.
Smettiamola di fare i gabbiani.
Come posso descriverti l'infinità di certe giornate, fatte di persone, durante le quali ti fai persona?
Guardo la Luna.
Il cellulare trilla, un messaggio.
Amicizia.
Ti sembra una cosa da poco, dalla quale partire?
giovedì 29 dicembre 2011
Boulevard of Broken Dreams
C'erano le strade deserte, le canzoni malinconiche che uscivano dagli auricolari, i raggi obliqui del sole che iniziava a calare.
Agli angoli delle strade e nelle piazze incontravi solo i ricordi e i fantasmi delle passate storie d'amore.
C'era lui. E lui. E lui. E lui. E altri lui.
C'era un tramonto che diventava alba, e poi notte.
C'erano le mani gelate, i tagli che si riaprivano, ma che non sentivi bruciare.
C'erano porte che tempo fa aprivi quasi senza bussare, c'erano finestre dalle quali anni fa entravi la mattina, c'erano le auto parcheggiate isolate, nascoste per nascondere.
C'erano lacrime ormai asciugate a rigarti le guance, c'erano i passi veloci scanditi dalla voglia di fuggire, c'era un parco deserto e la sua panchina riparata, che abbracciava tristezza e rabbia in giornate senza casa.
C'era una grossa scheggia di vetro infilata nello stomaco, nel sovrapporre fotografie a ciò che i tuoi occhi vedevano.
C'erano campi di pallavolo con la rete smontata, e l'eco di un pallone sul cemento. C'era la casa di un'amica che non hai mai voluto salutare, per paura che se ne andasse davvero.
C'era lui al tuo fianco, per cacciare la solitudine e il freddo.
C'erano le parole che avresti voluto dirgli, frasi che tessi nella tua mente fingendoti una romantica Penelope in attesa del suo arrivo.
C'eri tu, che continui a scappare alla ricerca di un'uscita d'emergenza, di un po' di ossigeno, della sensibilità necessaria per sentire il calore.
No, c'erano solo delle strade vuote, un iPod impostato sulla riproduzione casuale e un tramonto d'inverno.
Il resto è solo invenzione.
Agli angoli delle strade e nelle piazze incontravi solo i ricordi e i fantasmi delle passate storie d'amore.
C'era lui. E lui. E lui. E lui. E altri lui.
C'era un tramonto che diventava alba, e poi notte.
C'erano le mani gelate, i tagli che si riaprivano, ma che non sentivi bruciare.
C'erano porte che tempo fa aprivi quasi senza bussare, c'erano finestre dalle quali anni fa entravi la mattina, c'erano le auto parcheggiate isolate, nascoste per nascondere.
C'erano lacrime ormai asciugate a rigarti le guance, c'erano i passi veloci scanditi dalla voglia di fuggire, c'era un parco deserto e la sua panchina riparata, che abbracciava tristezza e rabbia in giornate senza casa.
C'era una grossa scheggia di vetro infilata nello stomaco, nel sovrapporre fotografie a ciò che i tuoi occhi vedevano.
C'erano campi di pallavolo con la rete smontata, e l'eco di un pallone sul cemento. C'era la casa di un'amica che non hai mai voluto salutare, per paura che se ne andasse davvero.
C'era lui al tuo fianco, per cacciare la solitudine e il freddo.
C'erano le parole che avresti voluto dirgli, frasi che tessi nella tua mente fingendoti una romantica Penelope in attesa del suo arrivo.
C'eri tu, che continui a scappare alla ricerca di un'uscita d'emergenza, di un po' di ossigeno, della sensibilità necessaria per sentire il calore.
No, c'erano solo delle strade vuote, un iPod impostato sulla riproduzione casuale e un tramonto d'inverno.
Il resto è solo invenzione.
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domenica 20 novembre 2011
Tracciare traiettorie migliori nei vuoti d'aria della Realtà
Io esco di casa.
Pensarlo e farlo.
Accendere la macchina. Musica.
Potersene andare così, senza chiedere a nessuno. Indipendenza.
Per questo amo guidare. Perché posso andarmene, perché bastano due minuti e sono lontano da tutto.
Sole. Aria fresca dal finestrino abbassato.
Musica. Musica. Musica.
Sensazione di libertà.
Mi piace guidare così, velocità non per incosciente ricerca di adrenalina, ma per libertà, cosciente e consapevole.
Quando fuggire è andarsene, scegliere di andarsene.
Assaggiare la libertà ti fa tornare la voglia di provarci.
On air: Liberi tutti, Subsonica.
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