E, alla fine, altro non siamo se non Vite che s'intrecciano, che s'intersecano, che s'incastrano.
Ho un Oceano che si agita, turbato da venti e tempeste, nella mia testa.
Troppi sbalzi d'umore, nemmeno me stessa riesce a starmi dietro.
3- 4- 3- 2- 1 + 1/2- 2, le ore di sonno di questa settimana.
Una Vita fatta di cocci che tenta di ricomporsi.
Nessun libro che sia possibile leggere, se non quello.
Precarietà. Paura. Vertigine.
Abisso. Baratro. Albatro.
Milano. Sera. Solo un'ombra.
Letto. Lenzuola. Braccia.
Pezzi-di-me.
Alba. Luci.
Oceano. Mare.
In-stabile.
In-quieta.
Per-turbata.
Universi.
Persone.
[E non state a controllare la metrica, la sintassi, i cazzi e i mazzi, oggi non me ne frega niente, oggi batto le sensazioni, su questa tastiera, senza filtri, senza rileggere.]
Casa, dove sei?
Tu, dove sei?
Me stessa, dove sei?
Né Bene né Male, solo irrequietezza.
Inchiodata a te. Inchiodata a me.
Non te ne andare.
Non ti lascio andare.
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sabato 24 marzo 2012
martedì 20 marzo 2012
We love us.
"Sai di lacrime."
Provo a scriverne, da ieri. Provo a scriverne, per intrappolarlo nella carta, perché non se ne vada mai.
[Lo sai, il terrore che ho che le cose svaniscano, scivolino via, perdano colore, contorni...]
Provo a scriverne e... e non ci riesco.
Tanto. Tutto. Troppo? Mai.
Totale.
Della tua schiena non voglio mai stancarmi.
Dei tuoi occhi.
Delle tue mani.
Delle luci che sappiamo catturare.
Della Natura che ci viene appresso.
Delle sigarette, dell'uscire solo per andarle a comprare, tuta, felpa e sulla pelle noi.
Della musica, che sembra spegnersi solo in certi momenti, quando, tanto, non la sentiremmo.
Dell'improvvisare.
Dello scoprirsi.
Del conoscersi.
Dell'Essere, insieme.
Del restituirsi la Vita così.
Amarti. Amarsi. Essere amata.
Mi dici che mi ami e mi chiedi se mi amo.
Io... insegnami come si fa.
In francese, magari.
On air:
Magnolia, Negrita
L'odore, Subsonica
L'odore, Subsonica
Feeling this, Blink 182
Wishlist, Pearl Jam
... us.
mercoledì 14 marzo 2012
Let's just breathe.
Giornate infinite che galleggiano nello spazio fra te e il mondo.
Vieni a vivere come me, andiamo a vivere come noi.
Bevo thè nero alla vaniglia, ascolto i Pearl Jam. Mi si è di nuovo aperto il labbro.
Sono stanca... stanca, davvero. Giorni assurdi, tortuosi, immensi, gli ultimi. Sonni troppo brevi. Ma a che serve dormire... come faccio a dormire, quando ho tutto questo.
Sento la tensione della corda che si sta per spezzare.
-Ci sei a cena?
Sì, ci sono. Sì, ci sarò. Non farmi male, ti prego, non sbriciolare, come sempre, ogni cosa bella che ho.
Non togliermi l'aria.
Sei aria. Sei Vita, sei Vita che inizio a vivere.
Manchi come la libertà.
[...e sai tutto quello che scriverei, qui. E sai tutte le volte che ti bacerei, tutte le giornate che trascorrerei con te. Luci Rembrandt, parquet scuro. Albe e tramonti. Pelle. Le mille sfumature dei tuoi occhi. Il tuo modo di guardare il mondo. Il tuo modo di guardarmi. Nel tuo sguardo posso cadere. Sei una Vita che continuo a scoprire, sei una Vita che voglio vivere. E... il resto lo sai.]
...mi sento osservata.
Mi sembra che questa casa si sia improvvisamente popolata.
Ma... c'è posto per tutti. Devo solo decidere come gestire gli spazi.
Giocatori, anche voi?
Vieni a vivere come me, andiamo a vivere come noi.
Bevo thè nero alla vaniglia, ascolto i Pearl Jam. Mi si è di nuovo aperto il labbro.
Sono stanca... stanca, davvero. Giorni assurdi, tortuosi, immensi, gli ultimi. Sonni troppo brevi. Ma a che serve dormire... come faccio a dormire, quando ho tutto questo.
Sento la tensione della corda che si sta per spezzare.
-Ci sei a cena?
Sì, ci sono. Sì, ci sarò. Non farmi male, ti prego, non sbriciolare, come sempre, ogni cosa bella che ho.
Non togliermi l'aria.
Sei aria. Sei Vita, sei Vita che inizio a vivere.
Manchi come la libertà.
[...e sai tutto quello che scriverei, qui. E sai tutte le volte che ti bacerei, tutte le giornate che trascorrerei con te. Luci Rembrandt, parquet scuro. Albe e tramonti. Pelle. Le mille sfumature dei tuoi occhi. Il tuo modo di guardare il mondo. Il tuo modo di guardarmi. Nel tuo sguardo posso cadere. Sei una Vita che continuo a scoprire, sei una Vita che voglio vivere. E... il resto lo sai.]
...mi sento osservata.
Mi sembra che questa casa si sia improvvisamente popolata.
Ma... c'è posto per tutti. Devo solo decidere come gestire gli spazi.
Giocatori, anche voi?
venerdì 9 marzo 2012
Speechless
Certe notti accadono.
Certe notti ti esplode il cuore.
Certe notti rimani a guardarti spaccata in due.
Certe notti ti sfuggono parole fra le dita, fra i baci, fra gli sguardi.
Certe notti ti chiedi come sia possibile, tutta quella Vita.
Certe notti non sai nemmeno come descriverle.
Siete Luci nel mio Abisso.
Certe notti ti esplode il cuore.
Certe notti rimani a guardarti spaccata in due.
Certe notti ti sfuggono parole fra le dita, fra i baci, fra gli sguardi.
Certe notti ti chiedi come sia possibile, tutta quella Vita.
Certe notti non sai nemmeno come descriverle.
Siete Luci nel mio Abisso.
martedì 7 febbraio 2012
Please don't die.
E all'improvviso il suo sguardo è mutato.
E mi è crollata fra le mani.
Pugni serrati, i suoi.
E non saprei dirti come in un attimo ha saputo eliminare ogni muro.
E non saprei dirti come, senza analisi razionale alcuna, mi sia andata a sedere di fianco a lei.
Vorrei descriverti la vertigine. Vorrei descriverti la vertigine di un abbraccio che è salvezza.
Che è volontà di salvare.
Vorrei descriverti le mani che si stringono fino a farsi male.
Vorrei descriverti com'è, quando qualcuno si aggrappa a te.
Vorrei descriverti com'è, quando qualcuno si fida di te.
Vorrei farti provare quello che ti esplode dentro, quando abbracci qualcuno per non lasciarlo cadere.
Non ci sono parole, non ci sono pensieri, perché saresti troppo lontana.
Devi afferrarlo, quel qualcuno.
[Non riesco a scrivere di più. Non credo si possa descrivere.
Sai già.
In effetti, sai già anche tu.]
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martedì 31 gennaio 2012
Saltiamo. Ti prego, saltiamo.
Quest'insostenibile voglia di piangere.
[Bisogno, anzi.]
Quest'incredibile voglia di un abbraccio, sebbene non lo sappia né dare, né ricevere.
[Bisogno, anzi, ancora.]
Questa sussurrata quanto disperata voglia di qualcuno che si prenda cura di me, di ciò che sono, che mi smonti e mi rimonti nel verso giusto.
[Bisogno, sì, lo so, sempre quello.]
Take me home.
Portami in una casa che sia casa. Dove faccia caldo.
Caldo. Calore.
Faceva più caldo stanotte sotto la neve, a mani nude e con le Superga ai piedi, piuttosto che ora, qui, in questa stanza dalle pareti fra il vuoto e quello con cui vorrei riempirle, fra il disordine nel quale respiro e l'ordine che cerca di essere imposto, fra quello che sono, quello che dovrei essere, e quello che vorrei essere.
Dio, a volte vorrei semplicemente essere presa in braccio da qualcuno, ed essere portata via.
Via da me stessa e da tutto questo che, ora, è un labirinto dal quale non so più uscire.
Mi ci hanno portata e ora sono qui, nel mezzo, fra siepi altissime e al buio, senza un'indicazione, una strada tracciata da seguire, per uscirne.
Io... io non so che fare.
Io. non. so. che. fare.
Qualcuno può dirmelo?
Non le voglio, ho smesso di cercarle.
Ma, ogni tanto, una risposta, il paliativo di un punto fermo e sicuro, farebbe bene.
Se non bene, meglio.
Ho sempre pensato che ci si salvasse da soli.
Ho imparato a credere che confidare negli altri non porta da nessuna parte.
Non ho mai chiesto, davvero, a qualcuno di essere accompagnata.
Non ho mai cercato qualcuno sul quale contare.
Mi sono dimenticata come si chiede aiuto.
[E mentre scrivo tutto ciò, nella mia testa risuona la voce di chi mi ha sempre ripetuto che i deboli non si sanno salvare, i deboli hanno bisogno di aiuto, i deboli non hanno sufficiente forza di volontà.
Allora sono debole?
Va bene, sono debole.
E appurato ciò? Ora che lo sai?
Non sono degna di stare bene perché non mi so salvare da sola?]
Avevo giurato a me stessa che non avrei più scritto cose del genere in un blog.
Si cambia idea.
Si scopre che dall'umano che si è non si può fuggire.
Si comprende che sì, ho bisogno di te.
Fa una paura fottuta, arrendersi all'evidenza di aver bisogno di qualcuno.
Fa una paura fottuta, l'idea di poterti deludere.
Fa una paura fottuta, la consapevolezza che nemmeno tu potresti bastare.
Ma cos'altro posso fare, ora, col Nulla che mi ritrovo a stringere fra le mani, se non fidarmi?
Io mi fido di te.
I want to move on
I want to have hope
So I'm willing to change
I'm going to try
To show that I'm strong enough to
...Trust in You.
On air: "Aggiungi file alla Libreria" da Dropbox. - Riproduzione casuale.
sabato 28 gennaio 2012
Still here.
But I'm still... here.
Mi chiedo perché, dopo tutti questi anni [tutti? Secondo quale metro di paragone questi anni possono essere tanti? Magari sono ancora pochi.], io sia ancora qui.
Qui, a cercarti fra le canzoni che lasciano risuonare i ricordi, qui a trovarti fra pagine scritte in un passato che, forse, non è ancora passato.
Imprinting. Forse è per questo che ti cerco in ogni sguardo che incontro.
Imprinting. Forse ti ricorderò per sempre. [Dio, spero di ricordarti per sempre...]
Imprinting. Forse non ho il coraggio di trovarti per la paura di vederti scomparire, non appena i tuoi contorni saranno ritornati abbastanza netti. Come sempre.
Forse mi ostino a tessere fili rossi.
Per paura di dover lasciare andare anche te, sebbene non ti abbia mai, davvero, avuto.
Forse mi ostino a chiedere "Ti ricordi di me?", mentre invece dovrei dirti "Mi ricordo di te."
Perché lasciare andare il passato sembra sempre cancellarlo? Perché non può essere una liberazione?
Indulgenza.
Auto-indulgenza.
[Da qualsiasi prospettiva la si guardi, mi manca.]
[Datti pace.]
Mi ricordo di te.
Ogni volta che mi guardo allo specchio.
Ti ho lì, dove i miei occhi non si posano mai, dove tento di non far arrivare mai nessuno sguardo.
E in quel punto c'è tutta la rabbia e tutto il dolore, c'è tutta quella notte, e tutte le altre, trascorse con il fantasma di te, che rendeva fantasma me.
Scrivo che sei una questione in sospeso, e mi chiedo se, invece, tu non sia solo l'ennesima alternativa al Vuoto.
-E cosa arrivi a stringere fra le mani, vivendo così, se non un pugno di mosche?
Un pugno di mosche, un pugno di ricordi.
Sei l'unico che non ho mai lasciato andare.
Sei l'unico dal quale non sono mai scappata.
Sei l'ennesima àncora? O sei il punto di partenza, al quale ritornerò, dopo aver fatto il giro del Mondo?
Non mi manchi. Ma ti penso. Anzi, penso a te.
Tutto qui.
La verità è che non posso fare l'amante a vita.
Delle amanti non resta traccia.
[E' la neve.
E' l'inverno che arriva e si porta dietro tutti gli altri inverni, i loro freddi.
E' la stanchezza, la settimana pesante, i sonni agitati.
E' la Vita, Agnese.
E' la Vita che chiama e alla quale tu hai paura di non saper rispondere, come sempre. E' la Vita che c'è e che tu non puoi ignorare. E' la Vita che tu sai vivere così.
E' che non ci sono solo te stesse cannibali e nascoste in fatiscenti casupole da mostrare agli altri.
E' la rabbia, lecita ma mai abbastanza.
E' che la responsabilità non la si può scagliare addosso agli altri, come le parole.
E' che vaffanculo.
E' che everybody needs somebody to love.
E' che ho lasciato le sigarette in macchina.
E' che ho fallito. Ho fallito, cazzo. E ho preferito indossare l'ennesima maschera piuttosto che farmi vedere vulnerabile e non-perfetta agli altri.
E' che non avere paura non significa non farsi domande.
E' che certe strade dovrei dimenticarle.
Altre smettere di volerle raddrizzare.
In certe strade, invece, divellere l'asfalto.
E' che il passato ritorna sempre, senza sangue, ma ugualmente doloroso.
E' che io di sguardi vivrei.
E' che... nelle parentesi c'è sempre più altrove.
E' che, comunque, non me ne vado.]
On air: Il silenzio della neve, del sabato pomeriggio, dei diari riletti, dei vecchi racconti.
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mercoledì 18 gennaio 2012
530
Ci sono tre tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che si spingono dentro il mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi.
Il resto, è solo un salto.
Il resto, è solo un salto.
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mercoledì 11 gennaio 2012
Strade, orbite, rotonde, cartoni della pizza che diventano casse per l'iPod e molto, molto, altro.
A volte, è nel buio che trovi la luce.
A volte, si ha bisogno di una strada, che affianchi il Lago con i suoi riflessi e le sue onde.
A volte, ci si mette in macchina e si guida, con un cd che ci si dimentica -o non si vuole- cambiare, non da sola.
[Non da sola.
A volte, le definizioni in negativo si rivelano estremamente utili.]
A volte, si sfiora un confine senza nemmeno accorgersene, pensando che sia stato il modo migliore con cui si sia mai svuotato il serbatoio della benzina.
A volte, si cambia programma e si apre una finestra, sul mare, sul futuro, su un tetto.
A volte, si trova una rotonda. Altre, nemmeno un posto dove invertire il senso di marcia.
A volte, si improvvisa.
A volte si torna a casa storditi, frastornati.
Dove siamo andate, dove sono stata, dove l'ho portata.
Gira un po' la testa.
Sono... visibile.
E senza parole, ancora.
Spero che il momento di dire "grazie" non arrivi mai.
A volte, si ha bisogno di una strada, che affianchi il Lago con i suoi riflessi e le sue onde.
A volte, ci si mette in macchina e si guida, con un cd che ci si dimentica -o non si vuole- cambiare, non da sola.
[Non da sola.
A volte, le definizioni in negativo si rivelano estremamente utili.]
A volte, si sfiora un confine senza nemmeno accorgersene, pensando che sia stato il modo migliore con cui si sia mai svuotato il serbatoio della benzina.
A volte, si cambia programma e si apre una finestra, sul mare, sul futuro, su un tetto.
A volte, si trova una rotonda. Altre, nemmeno un posto dove invertire il senso di marcia.
A volte, si improvvisa.
A volte si torna a casa storditi, frastornati.
Dove siamo andate, dove sono stata, dove l'ho portata.
Gira un po' la testa.
Sono... visibile.
E senza parole, ancora.
Spero che il momento di dire "grazie" non arrivi mai.
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lunedì 9 gennaio 2012
"Persone, prima di tutto persone."
Guardo la Luna.
Ancora in auto, nel parcheggio. Incapace di tornare a casa.
Mi chiedo cosa mai abbiamo fatto, noi umani, per meritarci un simile spettacolo.
Mi chiedo cosa mai abbia fatto, io, per meritarmi certe persone.
Gli aeroporti, la notte, fanno ancora più effetto.
E che impressione accompagnarti, guardarti, ogni volta, partire.
Ti abbraccio e le mie dita premono nel tessuto del tuo cappotto, come a cercare un appiglio, chissà se per sostenere me, o se per non lasciare andare te.
Dirti "ciao" stona sempre.
Ti saluto senza parole e con gli occhi lucidi, consapevole che fra qualche mese saremo ancora qui, tu ed io, un po' più grandi, con un poco più di vita nel cuore.
Io rimango qui, eppure mi sembra di essere appena partita, come te.
Rimango nella mia auto, con i miei cd, a scrivere su un quaderno, con una bic pescata dal fondo della mia borsa.
E una Luna straordinaria da guardare.
Non posso che commuovermi.
Come possono certe giornate rispondere a domande banali come "Cos'hai fatto oggi?", come posso dirti cosa ho fatto, anziché andare in Università, come ti ho detto? Come posso spiegarti cosa mi è rimasto, dentro, da questa giornata?
Fra le nuvole rosa dell'alba, e quelle del tramonto, come posso spiegare dove sono stata?
Ho preso un treno, perché non avevo altro da fare. Perché non sapevo cos'altro fare.
Ed è stato strano, perché di solito quando prendo treni del genere, improvvisati e un po' disperati, sono sempre sola, con un libro e molte canzoni, ma nessun altro.
E' bello trovare un treno nuovo, ogni tanto.
Ho visitato un orto botanico nel mezzo di una Città, e un Universo fra le parole e gli sguardi di una persona.
Mi sono ritrovata su una scogliera, una bianca scogliera di Dover che si stagliava alta e ripida sui marosi che si frantumavano ai suoi piedi.
Ho guardato giù. E ho sentito la stretta allo stomaco della vertigine, quando ti sporgi troppo e sai che perderai l'equilibrio.
Ho quasi sentito l'impatto con l'acqua, gelida e implacabile. Mi sono vista annaspare cercando di raggiungere la superficie, alla ricerca dell'ossigeno.
E invece no, non sono caduta.
La "possibilità di sì" vale meno di un "no".
Non è semplice da accettare, ma è dai punti fermi che si riparte.
Sono poi tornata, e c'era uno strano inverno troppo mite.
Lago, barche ormeggiate e gabbiani.
Smettiamola di fare i gabbiani.
Come posso descriverti l'infinità di certe giornate, fatte di persone, durante le quali ti fai persona?
Guardo la Luna.
Il cellulare trilla, un messaggio.
Amicizia.
Ti sembra una cosa da poco, dalla quale partire?
giovedì 29 dicembre 2011
Boulevard of Broken Dreams
C'erano le strade deserte, le canzoni malinconiche che uscivano dagli auricolari, i raggi obliqui del sole che iniziava a calare.
Agli angoli delle strade e nelle piazze incontravi solo i ricordi e i fantasmi delle passate storie d'amore.
C'era lui. E lui. E lui. E lui. E altri lui.
C'era un tramonto che diventava alba, e poi notte.
C'erano le mani gelate, i tagli che si riaprivano, ma che non sentivi bruciare.
C'erano porte che tempo fa aprivi quasi senza bussare, c'erano finestre dalle quali anni fa entravi la mattina, c'erano le auto parcheggiate isolate, nascoste per nascondere.
C'erano lacrime ormai asciugate a rigarti le guance, c'erano i passi veloci scanditi dalla voglia di fuggire, c'era un parco deserto e la sua panchina riparata, che abbracciava tristezza e rabbia in giornate senza casa.
C'era una grossa scheggia di vetro infilata nello stomaco, nel sovrapporre fotografie a ciò che i tuoi occhi vedevano.
C'erano campi di pallavolo con la rete smontata, e l'eco di un pallone sul cemento. C'era la casa di un'amica che non hai mai voluto salutare, per paura che se ne andasse davvero.
C'era lui al tuo fianco, per cacciare la solitudine e il freddo.
C'erano le parole che avresti voluto dirgli, frasi che tessi nella tua mente fingendoti una romantica Penelope in attesa del suo arrivo.
C'eri tu, che continui a scappare alla ricerca di un'uscita d'emergenza, di un po' di ossigeno, della sensibilità necessaria per sentire il calore.
No, c'erano solo delle strade vuote, un iPod impostato sulla riproduzione casuale e un tramonto d'inverno.
Il resto è solo invenzione.
Agli angoli delle strade e nelle piazze incontravi solo i ricordi e i fantasmi delle passate storie d'amore.
C'era lui. E lui. E lui. E lui. E altri lui.
C'era un tramonto che diventava alba, e poi notte.
C'erano le mani gelate, i tagli che si riaprivano, ma che non sentivi bruciare.
C'erano porte che tempo fa aprivi quasi senza bussare, c'erano finestre dalle quali anni fa entravi la mattina, c'erano le auto parcheggiate isolate, nascoste per nascondere.
C'erano lacrime ormai asciugate a rigarti le guance, c'erano i passi veloci scanditi dalla voglia di fuggire, c'era un parco deserto e la sua panchina riparata, che abbracciava tristezza e rabbia in giornate senza casa.
C'era una grossa scheggia di vetro infilata nello stomaco, nel sovrapporre fotografie a ciò che i tuoi occhi vedevano.
C'erano campi di pallavolo con la rete smontata, e l'eco di un pallone sul cemento. C'era la casa di un'amica che non hai mai voluto salutare, per paura che se ne andasse davvero.
C'era lui al tuo fianco, per cacciare la solitudine e il freddo.
C'erano le parole che avresti voluto dirgli, frasi che tessi nella tua mente fingendoti una romantica Penelope in attesa del suo arrivo.
C'eri tu, che continui a scappare alla ricerca di un'uscita d'emergenza, di un po' di ossigeno, della sensibilità necessaria per sentire il calore.
No, c'erano solo delle strade vuote, un iPod impostato sulla riproduzione casuale e un tramonto d'inverno.
Il resto è solo invenzione.
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sabato 3 dicembre 2011
She stole the keys to my house and then she locked herself out.
Marion Cotillard è meravigliosa.
L'ho amata in Inception. L'ho amata di nuovo guardando Midnight in Paris.
L'attore si ritrova a interpretare un determinato ruolo, oppure sceglie egli stesso che "tipo" di personaggio essere?
Riflettevo a tal proposito notando le somiglianze fra la Marion di Inception e quella di Midnight in Paris.
Donne destinate a non essere amate nel presente, intrappolate in una dimensione onirica che, però, è l'unica in grado di mantenerle in vita.
Amanti, dal passato, da un'epoca nella quale si vorrebbe fuggire, creature affascinanti, ma evanescenti.
Marion...
"Baudelaire indossava guanti, per fare all'amore."
Sartre è il miglior psicanalista che potessi mai desiderare.
Ed è terribilmente bastardo, come ogni buon psicanalista.
Ti bevi ognuna delle sue parole, ebbra di quella comprensione assurda e astratta che spesso trovi nei libri, e poi, a metà, nel bel mezzo della tua estasi di ammirazione, ti sbatte in faccia la realtà.
Baudelaire, quel Baudelaire al quale ti sei sentita tanto affine, quel Baudelaire del quale hai guardato gli occhi ritratti, sentenziando "Come fai a non innamorarti, di uno che usa occhi così folli per guardare il mondo", quel Baudelaire che desiderava tutta la libertà necessaria per far nascere un Fiore del Male, perché era l'unico modo con il quale aveva imparato ad affermare e far rivivere, in ogni sua depravata azione, il Bene, quel Baudelaire così dilaniato, fra Satana e Dio, e che senza ombra di equilibrio li accarezzava, vi ci tuffava, sceglieva prima uno e subito dopo l'altro, quel Baudelaire torturato, vittima del bislacco e sfiancante gioco dei suoi desideri bipolari, quel Baudelaire... in realtà, faceva l'amore con i guanti.
Senza toccare davvero la sua amata. Senza fare l'amore, in fondo.
Allora comprendi che no, non puoi essere come Baudelaire.
Il fascino maudit è una carta che ti puoi giocare. Ma non per tutta la vita.
Non vorrai ritrovarti a fare l'amore con i guanti. L'amore. Con i guanti.
Non vorrai ritrovarti nella Belle Époque, e scegliere di rimanerci, perché il presente non ha senso. Perché nel presente non senti di avere senso.
Non vorrai ritrovarti con una trottola che non si ferma mai, chiusa in una scatola. Nascosta.
Non vorrai ritrovarti a gettare la maschera, una sera, dopo l'ennesima giornata trascorsa indossandola, e non trovare un volto.
Mi è sfuggita una risata, in questo momento, mentre scrivevo. Non una risata, in realtà. Avete presente quella specie di "Umpf!" che si sbuffa, beffardo e ironico, più che divertito?
Ecco, mi è sfuggito uno di quelli (che forse avrà anche un nome, ma al momento faccio un po' fatica a richiamarlo alla mente... perdonate la mia povertà lessicale).
La realtà, è che io lo so benissimo, che non voglio essere Baudelaire. Né Marion e tutte le donne che interpreta.
Lo so.
Ma poi?
Fortunatamente (in questo caso), sono per natura testarda. Ostinata. Recidiva.
Quindi, nonostante ogni giorno io fallisca miseramente tutti i miei piani per diventare una persona equilibrata e serena (Dio, fa impressione persino scriverlo, "serena"), non sono affatto intenzionata a rimanere in questo stato di cose.
Ma stasera non ho voglia di scrivere altro di ciò che mi si contorce nel cervello.
E, sono sicura, voi non avrete voglia di leggerlo.
'Notte.
On air: Lady of the flowers, Placebo
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