Ho riletto così tante volte questo passo, in questi giorni che... non so più dove sottolineare, dove piangere, dove smettere di piangere, dove lasciarmi graffiare, e dove accogliere una carezza, dove sperare, e dove disperarmi.
Queste tre pagine sono tutto. Questo libro è tutto. Per me, in questi giorni.
Dopo aver riletto così tante volte queste parole, l'unica cosa che potevo ancora fare era ricopiarle.
Certi libri ti entrano dentro e non ti lasciano più.
Immobile,
con la lanterna spenta in mano, Elisewin sentiva il proprio nome arrivarle da
lontano, mescolato al vento e al fragore del mare. Nel buio, davanti a se,
vedeva incrociarsi le piccole luci di tante lanterne, ognuna sperduta in un suo
viaggio sull'orlo della burrasca. Non c'erano, nella sua mente, né
inquietudine, né paura. Un lago tranquillo le era esploso, tutto a un tratto,
nell'anima. Aveva lo stesso suono di una voce che conosceva.
Si voltò e lentamente tornò su i suoi passi. Non
c'era più vento, non c'era più notte, non c'era più mare, per lei. Andava e
sapeva dove andare. Questo era tutto. Sensazione meravigliosa. Di quando il
destino finalmente si chiude, e diventa sentiero distinto, e orma
inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell'avvicinamento.
Quell'accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al
destino. Quella è un'emozione. Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere
dove. E raggiungerlo.
Qualunque sia il destino.
Camminava- ed era la cosa più bella che aveva mai
fatto.
Vide la locanda di Almayer avvicinarsi. Le sue
luci. Lasciò la spiaggia, arrivò sulla soglia, entrò e chiuse dietro di se
quella porta da cui, insieme agli altri, chissà quanto tempo prima, era uscita
di corsa, senza ancora nulla sapere.
Silenzio.
Sul pavimento di legno, un passo dopo l'altro.
granelli di sabbia che scricchiolano sotto i piedi. In un angolo, per terra il
mantello caduto a Plasson nella fretta di corrersene via.
Nei cuscini, sulla poltrona, l'orma del corpo di
madame Deverià, come si fosse appena alzata. E al centro della stanza, in
piedi, immobile, Adams. Che la guarda.
Un passo dopo l'altro, fino ad arrivargli vicino.
E dirgli:
-Non mi farai del male, vero?
Non le farà del male, vero?
-No.
No.
Allora
Elisewin
prese
tra le mani
il volto
di quell'uomo,
e
lo baciò.
Nelle terre di Carewall, non smetterebbero mai di
raccontare questa storia. Se solo la conoscessero. Non smetterebbero mai.
Ognuno a modo suo, ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due e di
un'intera notte passata a restituirsi la vita, l'un l'altra, con le labbra e
con le mani, una ragazzina che non ha visto nulla e un uomo che ha visto
troppo, uno dentro l'altra -ogni palmo della pelle è un viaggio, di scoperta,
di ritorno nella bocca di Adams a sentire il sapore del mondo, sul seno di
Elisewin a dimenticarlo- nel grembo di quella notte stravolta, nera burrasca,
lapilli di schiuma nel buio, onde come cataste franate, rumore, sonore folate,
furiose di suono e velocità, lanciate sul pelo del mare, nei nervi del mondo,
oceano mare, colosso che gronda, stravolto-sospiri, sospiri nella gola di
Elisewin -velluto che vola- sospiri ad ogni passo nuovo in quel mondo che
valica monti mai visti e laghi di forme impensabili- sul ventre di Adams il
peso bianco di quella ragazzina che dondola musiche mute- chi l'avrebbe mai
detto che baciando gli occhi di uomo si possa vedere così lontano- accarezzando
le gambe di una ragazzina si possa correre così veloce e fuggire -fuggire da
tutto-vedere lontano- venivano dai due più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si
sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l'universo, e invece
nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era
stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo
e già lo sapevano, questo è meraviglioso -questo continuerebbero a
raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall, perchè nessuno possa dimenticare
che non si è mai lontani abbastanza per
trovarsi, mai-lontani abbastanza -per trovarsi- lo erano quei due, lontani,
più di chiunque altro e adesso -grida la voce di Elisewin, per i fiumi di
storie che forzano la sua anima, e piange Adams, sentendole scivolare via,
quelle storie, alla fine, finalmente, finite- forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi
che si mescolano- e nemmeno è amore, questo è stupefacente, ma è mani, e
pelle, labbra, stupore, sesso, sapore -tristezza, forse - perfino tristezza – desiderio
- quando lo racconteranno non diranno la parola amore - mille parole diranno,
taceranno amore - tace tutto, intorno, quando d'improvviso Elisewin sente la
schiena spezzarsi e la mente sbiancare, stringe quell'uomo dentro, gli afferra
le mani e pensa: morirò. Sente la schiena spezzarsi e la mente sbiancare,
stringe quell’uomo dentro, gli afferra le mani e, vedi, non morirà.
-Ascoltami, Elisewin...
-No, non parlare...
-Ascoltami.
-No.
-Quello che succederà qui sarà orrendo e...
-Baciami... è l'alba, torneranno...
-Ascoltami...
-Non parlare, ti prego.
-Elisewin...
Come si fa? Come glielo dici, a una donna così,
quello che devi dirle, con le sue mani addosso e la sua pelle, la pelle, non si
può parlare di morte proprio a lei, come glielo dici a una ragazzina così,
quello che lei sa già e che pure bisognerà che ascolti, le parole, una dopo
l'altra, che puoi anche sapere ma devi ascoltare, prima o poi, qualcuno deve
dirle e tu devi ascoltarle, lei, ascoltarle, quella ragazzina che dice
-Hai degli
occhi che non ti ho visto mai.
E poi
-Se solo tu lo volessi,
potresti salvarti.
Come
glielo dici, a una donna così, che tu vorresti salvarti, e ancora di più
vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, tutta
una vita, ma non si può, ognuno ha il suo viaggio, da fare, e tra le braccia di
una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci tu, e
al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo, parole
che ci stiano bene, lì, tra quei baci e sulla pelle, parole giuste, non ce n'è,
hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito, non le trovi,
hanno sempre una musica sbagliata, è la musica che gli manca, lì, tra quei baci
e sulla pelle, è una questione di musica.
Così
poi dici qualcosa, ma è una miseria.
-Elisewin, io non sarò mai più salvo.
Come glielo dici, a un uomo così, che adesso
sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le carezze voglio fargli capire
che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse
voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di
me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell' unica, orribile, a
cui va incontro, solo perchè lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo
chiama.
Come glielo dici, a un uomo così, che diventare un assassino non servirà a
nulla e a nulla servirà quel sangue e quel dolore, è solo un modo di correre a
perdifiato verso la fine, quando il tempo e il mondo per non far finire nulla
sono qui ad aspettarci, e a chiamarci, se solo sapessimo ascoltarli, se solo
lui potesse, davvero, davvero, ascoltarmi. Come glielo dici, a un uomo così,
che ti sta perdendo?
-Io me ne andrò…
-…
-Io
non voglio esserci… io vado via…
-…
-Io
non voglio sentire quell’urlo, voglio essere lontana.
-…
-Non
lo voglio sentire.
E' la musica che è difficile, questa è la verità, è
la musica che è difficile da trovare, per dirselo, lì così vicini, la
musica e i gesti, per sciogliere la pena, quando proprio non c'è più nulla da
fare, la musica giusta perchè sia una danza, in qualche modo, e non uno strappo
quell'andarsene, quello scivolare via, verso la vita e lontano alla vita,
strano pendolo dell'anima, salvifico e assassino, a saperlo danzare farebbe
meno male, e per questo gli amanti, tutti, cercano quella musica, in quel momento,
dentro le parole, sulla polvere dei gesti, e sanno che, ad averne il coraggio, solo
il silenzio lo sarebbe, musica , esatta musica, un largo silenzio amoroso,
radura del commiato e stanco lago che infine cola nel palmo di una piccola
melodia, imparata da sempre da cantare sottovoce.
-Addio,
Elisewin.
Una melodia da nulla.
-Addio, Thomas.
Scivola via da sotto il mantello e si alza, Elisewin. Con il suo corpo da
ragazzina, nudo, e addosso il tepore di tutta una notte. Raccoglie il vestito,
si avvicina ai vetri. Il mondo di fuori è sempre là. Puoi fare qualsiasi cosa
ma stai certo che te lo ritrovi al suo posto, sempre. C’è da non crederci, ma è
così.
Due piedi nudi, da ragazzina. Salgono
le scale, entrano in una stanza, vanno verso la finestra, si fermano.
Riposano, le colline. Come se non avessero nessun mare
davanti.
Alessandro Baricco
Oceano Mare