sabato 5 novembre 2011

"Di uno che l'ama fa lo stesso?"

Sabato sera. 
E sono a casa. 
Non accadeva da un tot. 




Oggi non mi sono nemmeno truccata. Sono uscita solo per andare al lavoro. Per il resto, ennesimo maglione extralarge (capi del genere, quest'inverno, saranno la mia divisa), leggins, occhiali da vista, treccia morbida, libri, film, pc, racconti letti e scritti (tentativi, sì, come al solito). Mail strane. 
A volte mi sembra di lasciar parlare altre me. 
A volte mi sbatterei la fronte contro lo spigolo di un muro. 
Forte. 
Da aprirmi il cranio in due, così da accasciarmi al suolo in una pozza di sangue e materia grigia. 


Macabra. 




Il lavoro mi sfianca. Ho un capo razzista, ignorante, che non azzecca un congiuntivo, che mi guarda fumando sigarette mentre io mi faccio il culo per andare a casa a un'ora decente. 
E poi magari ti becchi anche la serata buona in cui il vecchio di turno, rompicoglioni e dalla mentalità ristretta con la prima goccia di caffè che sgorga dalla moka, ti dice "Studi Lettere? Ah, ma allora non troverai mai lavoro."
Pirla. Se volevo un lavoro rimanevo a Economia. 


Uff.




La bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij. 




Mi sto inaridendo. Se mi guardi negli occhi, adesso, rischi di scorgere Apatia. 
La scrivo con la capital letter, perché, per me, Apatia è sempre stata Il Nemico.
Mi ricorda i farmaci. Mi ricorda le giornate vuote. Mi ricorda quando vita o non vita non avrebbe fatto la differenza. 
Non voglio tornare laggiù. Non voglio...




5 Novembre. 
Per sempre da ricordare. 




Oggi ho visto anche Basic Instict. Lei è un personaggio fantastico. 
Fumano parecchio, in quel film. Il che non aiuta il mio tentativo di tornare alla mia sigaretta quotidiana.
(tentativo? Ci provo seriamente dal momento in cui spengo una sigaretta a quello in cui apro il pacchetto nuovamente...)
Fanno anche parecchio sesso. 
Sì, è uno di quei film che la gente guarda perché Sharon Stone accavallando le gambe rivela a tutti che è una bionda naturale. In realtà ha una qualche finezza psicologica. 
Ma un finale deludente. 




Tre, quasi quattro anni fa, scrivevo in un forum cose del genere.
Mi fa davvero uno strano effetto pensare a come non siano cambiate, in fondo, le cose. 
"Un errore commesso troppe volte, una facciata usata solo per mascherare il reale timore di lasciarsi toccare da un sentimento vero."


Però, almeno, ora non mi faccio più chiamare Gelsomino Nero in un forum di aspiranti vampiri. 




-Ha bisogno d'aiuto?
-Di uno che mi uccide.
Alla risposta mi fermo del tutto. E' più accovacciata che seduta in terra sul bordo del sentiero. La posizione compressa, da mal di stomaco, mi ha tirato fuori l'offerta di aiuto. E poi in montagna si usa. E poi lei attira, però questo l'ho visto alla risposta quando mi alza in faccia una faccia di sposa persa all'altare. 
Non mi accosto ancora, mi volto e ripeto: -Di uno che l'uccide. Di uno che l'ama fa lo stesso? 
Una che risponde buffa e agra ha bisogno di uno spudorato.
-No, di uno che mi uccide. Un assassino si trova, un uomo, no. 


"Aiuto", da Il contrario di uno. Erri De Luca. 
Ha già un numero sufficiente di sottolineature fra le sue pagine. Mi piace. Fra l'introspettivo e il realistico, poetico e pungente, doloroso q.b.
In lettura, insieme a tanti altri. (Io sono così, ho decine di libri da leggere e o già iniziati, eppure, ogni volta che entro in una libreria, ne esco con almeno uno nuovo. E poi le librerie hanno quelle buste di carta così... e c'è quell'atmosfera da... qui si fanno cose belle, qui c'è della bellezza, qui fa sempre caldo. E poi i libri hanno quelle copertine così... e quella carta... e quel profumo che, dio, è quasi meglio del profumo di lenzuola appena cambiate.) 




A questo punto, non ricordo più il perché di questo post. Ma qui nessun post ha davvero un perché. Non mi ricordo nemmeno il perché di questo blog. 
Ho necessità di raccontare? Di comunicare? 
Tanto "Su internet ti pubblicano sempre, qualsiasi merda tu scriva".


Forse, semplicemente, è che almeno le parole non hanno un'eco che risuona nella stanza vuota.
Solo nella mia testa. Ma, di solito, lo fanno soprattutto le parole degli altri. 

4 commenti:

  1. L'eco del turbamento e della capacità di amare. Scrivi, scrivi. Perché aiuta a pensare. Aiuta a cercarti nei luoghi in cui ti nascondi vigliacca. Ti stringo.

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  2. Vigliacca. L'hai detto.

    La capacità di amare... è l'unica cosa che ho davvero paura di perdere. Forse è anche l'unica cosa che mi è rimasta, ora. Spero mi sia rimasta. Altrimenti è solo terrore della solitudine.

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  3. Lettere. Ti dirò, non è male crogiolarsi nella (presunta) inutilità ed evanescenza dello studiare qualcosa che quasi tutto il mondo non capisce. A me a volte piace. Una religione per pochi.

    Per casualità, ho di sbieco citato Basic Instinct anche io, oggi.

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  4. Cawarfidae, penso che l'uomo trovi sempre molto confortante l'altrui incomprensione. D'ogni genere e sorta.

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